martedì 4 luglio 2017

Sole anche di notte

di Gianfranco Bognolo




Fu un’indimenticabile stagione di grazia quella! Tutto sempre in accordo, tutto scorreva in armonia in quella Venezia della seconda metà degli anni ’70 e i primi anni ottanta. Il mondo passava per di la, ogni momento, ogni attimo assumeva una carica magica.
Parlavamo di tutto, pensavamo di tutto, niente potevamo lasciare inesplorato: dal Buddha allo Zen, da Wim Wenders a Blade Runner, da Brian Eno a Riuichi Sakamoto e David Sylvian, da Karl Marx a Nietszche, da Mondrian a Klee, Da Conrad a Dostoieskj, da Pasolini a Baudelaire.
Tutte le Biennali erano nostre: ogni mostra, ogni dibattito, ogni proiezione … Ogni concerto, ogni pièce musicale … scoprivamo Mahler e Cage e Nono. La Fenice era un’incessante processione di continue sperimentazioni.
Ci sentivamo … vivi. Bevevamo, mangiavamo facevamo all’amore o non lo facevamo per niente … eravamo innamorati persi … eravamo in continuo andare verso … .
Fino a notte fonda, fino al mattino a parlare di tutto … con gli occhi pieni di gioia, pieni di lacrime …
L’architettura. Andavamo ad assistere alle lezioni di Tafuri, di Dal Co. Ogni volta una nuova scoperta, una nuova emozione. Ogni giorno si poteva andare ad un incontro ad un dibattito. E tutto era messo in discussione.
A volte andavamo al cimitero di San Michele a visitare le tombe di Stravinskj e Pound e piangevamo di felicità per ciò che ci avevano consegnato.
Eravamo felici e disperati allo stesso tempo …
Mi ricordo una sera io e F. il mio unico vero amico andavamo all’isola di Sant’Elena ad assistere al discorso di Berlinguer a conclusione della festa nazionale dell’Unità. Eravamo elettrizzati per tutt’altro … discutevamo di “takete e maluma” o se volete di tondo e triangolo, di dolce e amaro, di tenero e duro ecc.
Io sentivo il mondo scorrermi dentro e guardavo F. mentre continuava a parlare come uno sciamano.
La politica e l’economia, la storia e la filosofia ed Hermann Hesse del “Gioco delle perle di vetro” … Castalia … dove avremmo voluto arrivare anche noi …
Ascoltammo Enrico parlare di austerità, di uguali e diversi. Ma noi sentivamo solo il suono della sua voce scollegato dal contenuto … e ci pareva un lama tibetano che recitasse il mantra “Om mani padme hum”.
Finito il discorso, tornammo indietro a piedi fino a San Marco.
La mattina dopo capii mentre in vaporino andavo a lavoro che era finita una stagione … che non sarebbe più stato così … “L’ultima estate di Klingsor” … era davvero finita…
Qualche giorno dopo ci raggiunse la notizia che Berlinguer era morto a Padova.

                                                                                                                     




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